De
La Nemesi

Martedi’, 4 Luglio 2006.
Verona.
La citta’ era gremita di persone.
Era forse l’una di mattina e la felicita’ riempiva i cuori degli italiani.
In quel momento il KernelPlus era in Piazza.
Si stava vivendo la vita, come nostro solito, quando, ad un tratto, Andrea mi chiamo’ …
“Vieni”, disse, “Devi vedere una cosa …”.
“Ecco …” pensai, “vorra’ mostrarmi due diversamente abili nell’amore [in realta’ non era propriamente questo il termine usato
n.d.r] che vanno in giro mano nella mano”…
In effetti non era lontano dalla Verita’ questo pensiero.
Mi girai, volsi lo sguardo nella direzione in cui il mio amico guardava, ma non riuscivo a vedere nulla che attirasse la mia
attenzione, in particolare (solo per farti guardare - sto infrangendo copyright - devo fermarmi).
La mia testa girava alla ricerca di un obiettivo e i miei occhi roteavano come quelli montati su torretta [1] dei camaleonti,
ma non mi era possibile scorgere nulla.
Ma ecco che, come attratte da un oscura curiosita’, le mie pupille smisero di analizzare lo spazio fermandosi in una
direzione.
Due uomini stavano camminando verso di me.
Io non esistevo.
Uno era totalmente sonosciuto ma l’altro …
L’altro attirava la mia attenzione.
Perche’?
Chi era costui?
Provavo una strana sensazione.
La felicita’ della serata era scomparsa.
Totalmente scomparsa, e sostituita da questa nuova, pesante, opprimente sensazione, cosi’ forte da poter cancellare e spazzar
via la gioia di una impresa cosi’ nobile e meritata [la Vittoria dell’Italia sulla germania, g minuscola, n.d.r.].
Odio.
Era odio.
Erano passati pochissimi secondi e il misterioso personaggio era ormai prossimo alla mia posizione.
Immediatamente una orribile sensazione, un gelo, calo’ su di me, mi paralizzava e contemporaneamente tremavo.
Ma non di paura o di freddo.
Di rabbia.
Tremavo proprio come quando si solleva un oggetto troppo pesante ed i muscoli iniziano a muoversi spasmodicamente ad alta
frequenza generando un tremolio innaturale.
Stavo prendendo coscienza dell’identita’ di quell’uomo.
Era la mia Nemesi.
Era colui sul quale avevo riversato il mio odio per una classe di persone.
Quelle che governano, quelle che comandano, quelle che mentono, quelle che promettono e non mantengono (non si fara’ nessuna
tranvia, disse), quelle che ben si adattono al sistema, quelle che aumentano le tasse ignorando la posizione sociale del
tassato (cfr: ProdiMod aument-iva 19% a 20%), quelle che danno il nulla osta a lavori stradali in contemporanea, sequestrando
di fatto interi quartieri e procurando danni che da nessuno verranno risarciti, quelli che invece di fare qualcosa di concreto
per l’inquinamento causato dalle polveri sottili, bloccano il traffico, lasciando aperte industrie come Riva Acciaio (lungadige
Galtarossa) o lasciando in servizio gli inceneritori (Ca’ del Bue), quelle che riempiono di ZTL le nostre citta’, non per
tutelare la salute del cittadino, non per diminuire il traffico, ma per rimpinguare le casse del komune, occultando, ove
possibile, le telecamere, posizionando i cartelli di avvertimento ben oltre il limite consentito dalla legge, e le cui
dimensioni rendono inutile lo stesso, sul quale sono scritte diverse fasce orarie ed avvertimenti che possono essere letti
solamente fermando l’auto, scendendo da essa, e posizionandosi sotto il palo che sorregge l’insegna. E poi, una mamma che
accompagna all’asilo il figlio, alla ricerca di parcheggio, passa innumerevoli volte sotto il varco elettronico prende
altrettanto multe, chiede a Lui aiuto affinche’ venga riconosciuta la sua buona fede e ridotte le ammende si sente solamente
rispondere: “Devi pagare”.
La legge deve essere elastica. Non si puo’ applicare come si applicano le ipotesi ad un teorema o dei parametri ad un
algoritmo. C’e’ sicuramente qualcosa che non va se cosi’ tante persone protestano. Eppure vengono ignorate. Solo i giudici di
pace hanno avuto il coraggio di opporsi ad una tale arroganza ed oligarchia. Nessun errore riconosciuto, nessuna scusa
richiesta, nessuna spiegazione data. Paga cittadino, paga.
Se quei soldi andassero in beneficienza ci sarebbe il medesimo zelo da parte del nostro “dipendente” [cfr. BeppeGrillo.it] o
dei soldati dell’impero [cfr. Meganoidi]?
Ora potevo vederlo meglio.
Era vestito male, una sciupata camicia chiara infilata malamente dentro degli anonimi calzoni marroni, con una cintura scura.
La camicia era leggermente rimborsata come andava negli anni ‘80.
Il suo incedere aveva qualcosa di odioso.
Quasi a voler ribadire il suo potere, il suo essere superiore, il suo essere al di sopra di tutto e tutti.
Camminava come se non esistesse nessuno.
Sembrava non considerare le persone in quella piazza come tali, ma come formichine insignificanti, a cui non prestare
attenzione.
Lo fissai.
I miei occhi erano come quelli di un cecchino, inquadravano un bersaglio, fermi, immobili, le palpebre non sbattevano, i
battiti del cuore aumentavano, i capillari che si affacciano sulla parte esterna del mio corpo cominciavano a restringersi in
modo da permettere un maggior afflusso di sangue agli organi interni.
I muscoli si contraevano e le mie braccia terminavano con pugni ben serrati.
Il mio corpo era gia’ pronto ad affrontare uno scontro prima ancora che la mia mente si fosse resa conto di cosa stava
accadendo.
I suoi occhi non incrociarono mai i miei.
Come un colpevole che, sapendo di esserlo, non guarda negli occhi il proprio giudice.
O come una persona che, mentendo, evita accuratamente lo sguardo del’interlocutore.
Mi oltrepasso’.
Era sporco.
Si, era sporco.
I suoi pantaloni presentavano delle macchie sul lato sinistro.
Provai disgusto.
Si stava allontanando.
Volevo fare qualcosa.
Dovevo fare qualcosa.
Non sarei mai potuto andare di persona a “trovarlo” o non avrei mai potuto mandare una lettera.
La lettera sarebbe stata cestinata e l’incontro non sarebbe mai potuto avvenire.
Chi ero io?
Nessuno!
E allora non vedo perche’ dovrebbe perdere tempo con Nessuno.
Mille e mille pensieri mi passarono per la mente.
La Giustizia pretendeva di usarmi come veicolo, come portante, per dire qualcosa, per fare qualcosa.
Ma che cosa?
Avrei potuto cedere alla volonta’ del mio corpo, gia’ pronto ad uno scontro?
In quel caso la mia vita sarebbe finita, avrei dovuto pagare danni o finire in cella.
Avrei picchiato una persona “potente” un’azione seconda solamente ad un crimine contro l’umanita’ [2].
L’avrei potuto fare … e poi?
Chi mi avrebbe aiutato?
Chi?
Non godo della protezione dei potenti.
E poi non sarebbe stato consono ai miei principi morali ed etici.
Ed il mio Onore ne avrebbe risentito per sempre.
Allora, avrei potuto optare per qualcosa di piu’ “civile”.
Ma c’era poco tempo.
Dovevo trovare una frase, qualsiasi cosa che potesse farlo pensare.
Certo non avrei potuto intavolare una discussione in quel frangente.
Magari lui era anche poco lucido …
Avrei … si, avrei potuto dire qualche frase “politically correct” come amano dire gli anglosassoni.
Qualcosa del tipo: “Signor ??????? [eliminata, n.d.r.], queste ZTL, e’?”.
Squallida.
Ridicola.
E non sono neanche un gran oratore (urinatore? citaz.), o uno di quelli che riescono ad “intortare” le persone.
Lui, invece, essendo politico, e’ un maestro in queste arti.
E qualcosa del tipo: “Ma Lei, Signor ???????, e’ veramente di sinistra?”.
Si, piu’ pungente, piu’ arguta, ma non l’avrebbe mai capita.
Ho perso.
Era ormai troppo lontano.
Ora ero preda dello sconforto.
Parte di quell’odio che provavo si stava riversando su me stesso, perche’ ero colpevole per il mio silenzio.
Strizzai gli occhi, chiudendoli, mi girai, feci tre passi, ma l’odio cresceva.
Odio.
Rabbia.
Incontenibili.
Devastanti.
Non riuscivo a riaprire gli occhi, ero accecato in senso stretto dalla rabbia.
Il cuore batteva.
Forte.
Piu’ forte.
Piu’ forte.
BASTA!
Dal profondo del mio essere un urlo, gridato, no, vomitato. Si, vomitato e’ l’espressione piu’ giusta!
FASCISTA!
Era indirizzata a lui.
Ma, non serviva a lui.
Serviva a me.
Era la valvola di sfogo che mi impedi’ di esplodere.
E poi, come se nulla fosse accaduto, tornai a prendere possesso delle mie facolta’ e con l’amaro in bocca spinsi nel profondo
l’odio e la rabbia, giustificandomi con parole del tipo “Ora potrei essere nei guai”, “Dopotutto ho mantenuto il controllo”,
“E’ stato meglio cosi’”.
Ma certo e’ che una sensazione di occasione persa continua e continuera’ ad avvolgermi.
Se si potessero’ mobilitare tutte quelle persone che sono scese in piazza per una partita di calcio per altri e piu’ nobili
fini potremmo forse vivere in una utopia.
Note:
[1]
A proposito di Torretta … era meglio se ci restavi li’ tu e la tua amica ad affrontare le conseguenze delle tue azoni,
proprio come fanno le persone con un briciolo di onore, e leggetevi l’ultimo libro di Jean-Selim Kanaan. Lui si che era degno
di rispetto!
[2]
Si potrebbe prendere in esame come un crimine ancora piu’ pesante il download di mp3.
Le leggi italiane comprendono, dopo l’ultima legislazione (non che la nuova abbia progetti concreti per rimettere le cose a
posto), come reato penale il download di materiale coperto da copyright. E cosi’ mentre gli assassini sono fuori dopo un anno,
i ragazzini di 12 anni si fanno 30 anni di galera.
Sto esagerando? Anche a Cassandra, figlia di Priamo dicevano che esagerava o le davano della pazza.